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Fondersi

Che succede?
Lento movimento cadenzato, questo sabato mattina. Da qualche giorno il tempo mi sfugge, sembra troppo ed è poco, oppure non sembra affatto, scompare, si annulla persino il ticchettio sommesso dell’orologio di plastica gialla da muro – appoggiato da qualche parte – mentre intorno tutto viaggia a velocità supersonica e si trasforma senza che io riesca a condensarlo in pensieri, massi solidi.
Succede. Lascio fondere i miei metalli in una nuova, vuota fonderia abbandonata, mangio una mela dimenticata a casa mia, torno a scrivere senza freni, piango.
Succede che adesso posso veramente scrivere, sbattere sul foglio la consapevolezza che tengo stretta tra le mani da qualche settimana, lasciare che si rialzi per il solo piacere di guardarla negli occhi.
Prova a guardarmi con cattiveria.
Adesso. Provaci adesso.
Faccio fatica a costringermi in questa stanza, quando tutto quello che vorrei è fare scatoloni di ogni parola ormai morta e gettarli via da un ponte qualsiasi di Roma.
Scatoloni, si. Riempirli fino a scoppiare e chiudere tutto ermeticamente, che non possa fuggire neanche un grido leggero, una parola urlata con odio.
Va bene, non c’è solo inutilità in quello che è stato. Va bene, conserverò pur qualcosa – un foglio senza data o un articolo strappato da una rivista – e col dovuto tempo riuscirò anche a ritornare su quel ponte, uno sguardo appena accennato allo scorrere del fiume e via, potrò dirmi soddisfatta.
Succede: sto tentando di mettere in chiaro a me stessa che le decisioni vanno prese e non rincorse, e magari anche aggredite con forza, tirate per le braccia perché diamine, è normale che vogliano correre via.
E allora? Che, forse, sarebbe migliore vivere sempre nello stesso foglio? Avere a disposizione le stesse parole, sempre le stesse, sicuri di averle, certo, ma incapaci di scrivere con tutte le altre.
No. Arriveremo insieme a non parlare più, tutto continuerà a passare dagli occhi in un fiume diretto e vibrante, lo faremo per ore, per un giorno intero, finché non sarà inutile anche quello perché tutto tra noi sarà stato detto, tutto, e solo le mani potranno allora parlare.
E poi chissà, forse anche quello finirà, e passeremo ad altro, fino a fonderci come quei metalli in una nuova lega. Una parola nuova.
Una parola che non aveva mai visto la luce.
In quel momento non avrò più memoria, tutto sarà ricreato e l’unico spazio che saprò riempire saranno i tuoi occhi.

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