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"Benvenuto, uomo infedele! T'ha percosso il mondo col suo anatema? E poiché in nessun luogo hai trovato pietà, tu cerchi l'amore tra le mie braccia? " (Tannhäuser, R. Wagner)


Vivere. Vivere e basta.
Qual è la logica della vita? Ogni giorno mille stupide regole cambiano il mio muovere nel mondo.
Ma se potessi realmente liberarmi di tutto, delle seducenti bende della società, cosa farei di me stessa e della mia volontà?
Se questo accadesse, se non rimanessi ore raggomitolata nel letto a ripetermi che ho sbagliato, farei esattamente come la mia pesciolina rossa: mangerei tutte le mie creature appena nate, una per una.
Non è cannibalismo.
No.
E’ autodistruzione? Nemmeno.
Domattina uscirò di casa presto, prenderò il treno delle 7.00 per Roma Termini e resterò impigliata nella rete umana che mi impedirà di pensare.
Sarò costretta ad ascoltare la vita che salirà con me su quel treno.
Avrò solo la durata di un viaggio a disposizione per entrare nella vita di quelle persone.
Coglierò una telefonata, una discussione fra donne, risate mattutine o la preparazione per una verifica scolastica.
Mangerò tutto, ingoierò tutto.
Terrò tutto dentro, lo lascerò depositare, e quando tornerò a casa sarà rimasto solo qualche elemento, forse il tono col quale un uomo ha salutato il suo interlocutore telefonico, forse uno sbadiglio.
Ma Erika dov’è?
E’ in quel vagone, è in piedi tra quelle persone, è davanti al computer, si illude di vivere.
Ma vive?
E’ vita reale questa?
O la vita reale non è forse il lasciarsi guidare dalla forza che muove tutto, le mie mani in questo momento come l’istinto animale di cannibalismo dei miei pesci innocenti e colpevoli.
Dovrei sentirmi in colpa, per non essere capace di gestire il periodo che sto vivendo?
Questo caos, è necessariamente negativo?
Voglio inebriarmi di questo caos, annullarmi in questo caos, distruggerlo dall’interno.
Sento la voce della vertigine che mi chiama, non voglio fuggire.
E tu.
Potrei chiedermi tante cose, come faccio sempre.
Ma scelgo di non restare in quel vagone: scendo, fuori mi aspettano mille storie da raccogliere e ascoltare.
Potrei illudermi, come faccio sempre.
Ma sento che qualcosa è cambiato. E’ il tempo dell’impeto e della tempesta.
Sturm und drang.
Suona per me una marcia da taverna, ragazzo.
Adesso so che posso costruire e distruggere, scegliere e anche scegliere di non volere nulla.
Questo è vivere?
Suona per me, ragazzo.

“Dolce è la luce
e agli occhi piace vedere il sole.

Anche se vive l'uomo per molti anni
se li goda tutti,
e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti:
tutto ciò che accade è vanità.”

(Qoelet)

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